Frutta e Verdura

Ho ammazzato un tizio con una chiave.
L’ho fatto stamattina. Ero in fila dal fruttivendolo e questo spingeva. Spingeva da dietro ed aveva iniziato ad urlare.
“Sbrigati, cazzo di vecchia! Sbrigati o fatti da parte”
Io, un pò per l’artrosi, ed un pò per il mio carrello per la spesa che mi impaccia, ci metto un pò a spostarmi tra le corsie della frutteria, ma questo tizio stamattina era veramente insistente e sgarbato. Sarei potuta essere la sua adorabile nonnina ed invece? Per me non portava alcun rispetto.
“Dai vecchia! Sbrigati che devo andare a lavorare io! Non ho mica tutta la giornata da perdere come te!”
Urlava quel tizio. Indossava un completo in grigio scuro di scadente qualità e pessima fattura, le scarpe lucide di pelle nera ed una rissa di colori sulla sua cravatta a rigoni trasversali.
Io camminavo, sceglievo la frutta, un pò di verdura, pescando, dai cestoni delle offerte. Camminavo, sceglievo, ed ogni tanto infilavo le cose nel carrello. Ho bisogno del mio tempo per decidere, ho bisogno del mio tempo per poter scegliere le cose migliori per me e per mio marito. Non voglio che qualcuno mi metta fretta o mi spinga da dietro. Si, perchè quel tizio spingeva pure adesso.
“Dai, levati da mezzo, fammi passare avanti, togliti di li, con quel cazzo di carrello!!”
Lo faccio passare avanti, così la smette di rompere, così la smette di spingere.
“Finalmente ti sei tolta di mezzo, cazzo di vecchia”
Lo faccio passare avanti e adesso sono io che seguo lui. Il tizio corre per le corsie, e riesco a stargli miracolosamente dietro. Passa dalla frutta alla verdura, ha una lista da seguire. Magari l’ha scritta lui o magari l’ha scritta la madre, la moglie o la ragazza con cui vive. Prende : pomodori, zucchine, un cavolo, dei peperoni, carote, poi mele, delle arance, pere e un sacchetto di limoni. Io gli sono sempre dietro, lo seguo. Il cigolio delle ruote del mio carrellino riempie l’aria, il mio respiro pesante e affannato da vecchia infastidisce perfino me. Lui non si accorge che gli sono dietro, che mi sto avvicinando sempre di più. Ficco una mano in tasca e stringo le chiavi di casa tra le mie dita. Il tizio si è abbassato verso un cesto di verdura e sta scegliendo dei finocchi da mettere nella sua busta di plastica trasparente. Lo chiamo.
“Scusi, sia gentile, può passarmi un finocchio?”
Si gira verso di me con il suo sguardo schifato, ha capito che sono io. Non gli dò il tempo di aprire bocca.
Agisco rapida. In tutta la mia vecchiaia, sono ancora abbastanza veloce. Gli pianto la chiave del mio portone in mezzo alla giugulare esterna. Non serve una gran forza per bucare i tessuti molli del collo, e quella vena poi, è abbastanza esposta da essere trapassata facilmente.
Uno spruzzo di sangue imbratta la plastica del mio carrellino, al tizio cedono le ginocchia e cade con la faccia dentro il cesto di finocchi. Con delle salviettine umidificate pulisco il sangue caldo che cola dal mio carrello. Accartoccio la salviettina e la butto addosso al tizio che rantola tra la verdura.
C’è tanta gente nel negozio stamattina, ma nessuno si accorge di noi. Sono tutti troppo presi a scegliere i pomodori migliori, le mele più rosse e le patate più grosse.

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