Giucas Casella

Il mio nome è Giuseppe Crisostomo, ma tutti qui al paese mi conoscono come “Aggiucascasella”. Giucas Casella è stato uno dei primi maghi televisivi. Partecipava ad un programma con Pippo Baudo, il programma si chiamava “Domenica In”. Andava in televisione ogni domenica e io lo guardavo insieme a tutta la famiglia, dopo il pranzo domenicale. Nonno si alzava da tavola prima di tutti, e si  metteva sulla sua poltrona davanti alla televisione. Noi finivamo di mangiare, e lui inveiva contro il telegiornale. Finito il pranzo aspettavamo i signori Frangella, nostri vicini di casa, che venivano a guardare Domenica In da noi.
“Volete un caffè? Lo stavo preparando.” chiedeva mamma. Il Signor  Frangella prendeva il caffè, la Signora Frangella invece divideva con mia Nonna un bicchiere di Martini Bianco che mamma  teneva sempre nel frigo. Domenica In, a me piaceva perché c’era Gigi Sabani che faceva tutte le imitazioni dei personaggi famosi. Imitava Peppe Grillo, poi Toto Cutugno, poi faceva anche Andreotti e io mi pisciavo troppo dal ridere. Quella domenica Pippo Baudo aprì la trasmissione facendo una importante dichiarazione : il Mago Giucas Casella, avrebbe tentato un numero senza precedenti. Un numero sensazionale. Avrebbe effettuato un ipnosi collettiva, attraverso le telecamere della TV.
La signora Frangella si mise subito paura dicendo che lei facilmente si impressiona con queste cose. Frignando chiese subito alla mamma di cambiare canale. Lei voleva vedere Maurizio Costanzo su Canale 5, che faceva la sceneggiata con il suo cane parlante. Il Signor Frangella, appena finito di bere il suo caffè, si accese la sigaretta rivolgendosi alla moglie con tono perentorio :
“Assù, tu non puoi rompere le palle anche a casa degli altri. Se non vuoi guardare la Tivvù, vattene a casa e aspettami li. Anzi, inizia a pensare a cosa puoi fare per la cena!”
La Signora Assunta allora si zittisce, ed in silenzio continua a seguire “Domenica In” e sorseggiare il suo mezzo Martini. Dopo la pubblicità, Pippo Baudo annuncia il prossimo numero del Mago.
“Signori e Signore, adesso il nostro Mago, tenterà un esperimento mai provato prima. Dalle nostre telecamere, effettuerà un numero di ipnosi collettiva e controllerà le vostre menti a distanza. Consigliamo agli anziani e i bambini di allontanarsi dallo schermo. Gli adulti possono partecipare liberamente, ma solo se in perfetta salute.”
Subito mia madre, rivolgendosi preoccupata a papà :
“Mario! Tu hai quel fastidio all’intenstino! Non lo fare, perfavore!”
“Ffffff” rispose con un sibilo mio Padre.
Ancora Pippo Baudo “Il Mago vi chiederà di incrociare le vostre mani, sopra la testa. Lui con la forza del pensiero le salderà in maniera indissolubile fino ad un suo ordine.”
Subito mia madre andò in fibrillazione.
“Mario! Tu questa cosa non la fai! Domani devi andare a lavorare.”
“Ma lascia fare Luisa, lo sai che queste sono tutte scemate della televisione” rispose subito Papà.
Io ero eccitatissimo, e volevo provare il numero del Mago, di nascosto dai miei. Invece di intrecciare le dita delle mie mani sopra la testa, l’avrei fatto di nascosto dietro la schiena. Tanto ero seduto dietro a tutti, non se ne sarebbero accorti. Dopo un po’ di pubblicità, i risultati dei primi tempi delle partite ed altri ripetuti annunci del grande numero, ecco che arriva il momento che stavo tanto aspettando. Il mago appare in primo piano, lo sguardo fisso sulle telecamere senza dire una parola. Come sottofondo una musica di organo di chiesa. Musica di organo e sguardo fisso su di noi nel salotto di casa nostra. Pippo Baudo interviene presentando il mago e il suo prossimo grande numero. Viene chiamato il silenzio nello studio,  e la massima attenzione a casa. Nuovamente viene ripetuto l’avviso di non far provare il numero agli anziani ed i bambini. Tutto era pronto, tutti noi eravamo pronti.
La signora Frangella si era alzata rompendo la momentanea suspance:
“Vado a controllare se abbiamo uova a sufficienza che voglio fare una frittata per cena”
Nonno continuava a dire che quelle erano tutte cazzate. Mamma gli urlava contro di non dire le parolacce quando io stavo presente. Papà si era già messo con le mani sopra la testa, ed il Signor Frangella pure. Io, avevo fatto scorrere la sedia fino sotto al muro, in modo da poter intrecciare le mani senza che nessuno mi potesse vedere.  Il Mago iniziava a dare le direttive per chi aveva deciso di partecipare “Alzate le mani sopra la testa”. Papà obbediva, il Signor Frangella obbediva, obbedivo anche io, intrecciando le dita dietro la schiena. “Concentratevi adesso, ascoltate la mia voce, lasciate che le vostre mani si saldino, che le vostre dita si uniscano in maniera indissolubile.”
Mia Madre “Mario, smettila. Finiscila! Se rimani bloccato domani ti mando a lavoro lo stesso con le mani intrecciate. Hai capito!?”
“Dai Luisa, sono solo puttanate! Che vuoi che succeda?” rispondeva mio Padre.
“Ha ragione, non si stia a preoccupare Signora, è solo la Tivvù” gli faceva eco il Signor Frangella.
“Mario! Non dire quelle parole davanti al bambino. Lo sai che non voglio.”
Io intanto avevo intrecciato le dita, mi ero concentrato sulla voce del mago e sentivo che le falangi si stavano incollando tra di loro.
“Adesso le vostre mani non si possono sciogliere, non si scioglieranno fino a quando non ve lo dirò Io”
“Luisa! Luisa!! Le mani, non riesco a separarle” urlava mio padre con le mani sopra la testa.
Mamma fece un salto dalla sedia correndogli  incontro, tentando di separare le mani incollate da Giucas Casella. Mentre Mamma provava a forzare la magia, dalle mani di mio Padre, le mie si saldavano senza alcuna resistenza. Provai a sciogliere il nodo prima dell’ordine della TV, ma non c’era niente da fare. Le dita non si staccavano, e nemmeno quelle di mio Padre. Mia Madre passò dall’agitazione, all’isteria al pianto nel giro di pochi minuti. Io ero felice perché il numero era riuscito anche su di me. E se non avessi potuto separarle mai più?
Mamma urlava disperata perché le mani di Papà non si aprivano.
Se le urla di mamma avessero coperto l’ordine di sciogliento del mago? Sarei restato tutta la vita con le mani dietro la schiena.
Le minute e bianche mani di mia madre, cercavano di separare quelle grosse e scure di mio padre. Il Signor Frangella rideva come un matto, papà gli faceva eco con il suo vocione, e mamma piangeva sulle sue mani e su quelle del marito. Alla televisione il mago era ancora concentrato sul suo numero di ipnosi collettiva. Stava per iniziare la seconda parte, quello dello scioglimento delle mani.
“Zitti tutti che adesso il mago ci libera!” urlai dal fondo della stanza. Fu solo allora che si accorsero di me, che stavo seduto con le mani dietro la schiena.
“Adesso, le vostre mani inizieranno a sciogliersi, le vostre dita saranno liberate. Separerete le vostre mani, solo quando ve lo dirò io” tuonava il mago dallo studio di Domenica In. Tutto il pubblico se ne stava in piedi con le mani sopra la testa. Lo facevano tutti, le signore anziane in prima fila, i militari del gruppo “Lancieri di Montebello” oggi in visita agli studi televisivi, la banda del comune di Roccamonfina, il direttore di studio, le ragazze e i ragazzi del balletto, e pure io, nel salotto di casa, seduto sulla sedia con le mani dietro la schiena.
“Solo quando ve lo dirò io.” Il cuore pompava nel petto. Mamma tirava sul con il naso. La Signora Frangella, intanto, a casa sua aveva trovato le uova che le servivano per la frittata della cena.
“Adesso!” Urlò Giucas Casella, “liberate le vostre mani. Le vostre mani sono libere!”
Tutto il pubblico di Domenica In liberava le mani e iniziava ad applaudire. L’applauso cresceva per ogni persona che si liberava. Papà liberò le mani per primo, poi il signor Frangella. Mamma era tanto contenta, gli saltò addosso e, prima gli diede uno schiaffo forte, poi si baciarono. Il Signor Frangella si alzò dicendo che avrebbe raggiunto la moglie a casa, e magari dopo sarebbero usciti a fare due passi. Io stavo ancora in fondo alla stanza, con le mani dietro la schiena. Papà mi guardava, mamma pure. Poi il Signor Frangella mi guardava e poi mi disse.
“Ragazzì, arzete che altrimenti co du sveje te faccio move io” e vista la dimensione delle mani del signor Frangella era meglio non farlo arrabbiare. Ma non riuscivo a staccare le dita. Allora mio padre, con tutta la calma del mondo, si alzò venendo vicino a me e mi disse.
“Riesci a scaccare le mani?”
“No” risposi frignando.
“Ascolta, adesso le tue mani si stanno per staccare, chiudi gli occhi”.
Io seguii il suo ordine. Ad occhi chiusi sentivo mio padre che diceva.
“Adesso le tue mani si stanno per staccare, ma solo quando te lo dirò Io…Uno…due…e tre!”
Al tre mi arrivò un ceffone a mano piena sulla guancia che mi fece rotolare giù dalla sedia, culo e mani comprese, che adesso stavo usando per massaggiarmi la faccia dopo lo schiaffone di mio padre.

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