Zio Luigi

Mio Zio Luigi aveva una passione smodata per la masturbazione. La sua passione derivava da anni di assidua applicazione in questa tecnica o, arte, come la chiamava lui. Zia Giovanna ormai non faceva più caso a quando suo marito si chiudeva in bagno per praticare questa sua particolare arte. Lo Zio era capace di arteggiare anche tre o quattro volte al giorno, e il cesso era sempre occupato, tanto che la Zia fu costretta a rispolverare i pitali di mia nonna da tempo in soffitta, e da tempo coperti da una spessa patina di tempo.
Zio era un artista della masturbazione ; il Coppi delle pippe, il Russel Russel dello smanacciamento, il Luois Armstrong della pugnetta, lo strozzagalli più strozzante di tutto il circondario. Proprio per questo lo chiamavano sempre a presenziare nei più importanti eventi di piazza. Lui interveniva sempre a tutte le sagre, a tutte le feste di paese, addi al celibato, matrimoni, cresime, comunioni e da qualche tempo aveva iniziato a fare anche qualche funerale. Giusto così, per rallegrare la serata. Lui si metteva di fianco al morto e faceva il suo numerino con i suoi giornaletti e fazzoletti monouso.
La famiglia della salma, inizialmente se la prendeva un po’ a male, ma poi…tanto il morto era morto e quasi sepolto. Era inutile a lasciarsi andare a moti di ira, tanto meglio era, sedersi vicino allo Zio, prendere un paio di fazzoletti ed un giornaletto e raddrizzarsi non solo la giornata.
Agli eventi dove lo Zio era protagonista, anche le donne apprezzavano la sua fine arte. La sua fama aveva varcato i confini, seppur angusti, del suo Comune, ed era sempre più richiesto in tutta la Provincia. All’inizio andava liscio con le cose che sapeva già fare, ma lui voleva stupire il suo amato pubblico con un numero tutto nuovo. La cosa lo prese a tal punto che per quasi una settimana il cesso di casa era stato sempre libero.
La Zia aveva iniziato a preoccuparsi. Zio Luigi se ne stava tutto il giorno nel suo pensatoio che altro non era che il ripostiglio delle scope. Da li ne uscì con un idea tutta nuova : il “Bicchiere di Cristallo”.
La sua mente aveva partorito l’idea più idea dalla scoperta della ruota. Era un numero fantasmagorico che tutti, dico tutti per anni provarono ad imitare, si vociferava che persino il Parroco si fosse cimentato, ma con scarsissimo successo; e si che anche lui era uno che era maestro nell’arte.
Il numero dello Zio era semplice, se visto dagli occhi dello spettatore occasionale. Era però condito di grande classe e precisione. Il “Bicchiere di cristallo” era una pratica per pochi eletti, una sorta di iniziazione Jedi, ma nemmeno tutta la preparazione del maestro Yoda sarebbe bastata per emularlo. Ne “Il Bicchiere di Cristallo” lo Zio riversò, è proprio il caso di dirlo, tutta la sua fatica ed esperienza, e non solo quella, bontà sua. Lo si potrebbe paragonare forse alla “Tecnica della Gru” di Karate Kid, ecco. Forse, bisognerebbe applicare la stessa abnegazione che il maestro Miyagi usava con il suo giovane karateka per riuscire nel  “Bicchiere di Cristallo”. La prima volta che Zio si esibì nella sua nuova tecnica, fu in piazza durante l’annuale sagra del “Lattarino fritto”. La banda del paese lo accolse con gli onori degni delle più alte personalità, la tensione era altissima e palpabile tra tutta la gente, tanto che nelle ultime file del pubblico, Franco, un vecchio amico dello Zio, palpava il culo ad alcune vecchie signore che erano tutte attente ai movimenti sul palco. Questo scatenò l’ira di più d’un ottuagenario, facendo sfociare l’episodio in una rissa non solo verbale. I mormorii della folla però non distolsero affatto la concentrazione di mio Zio su quello che si stava approntando a fare.
Lui era sul palco con la sua valigetta di cartone spesso. La musica si interruppe al momento preciso in cui raggiunse il centro del palco. Su un tavolino appositamente portato da casa dei miei, Zio appoggiò la spessa valigetta. Fece scartare le serrature e tirò fuori il bicchiere, lucido, scintillate. Ma brutto da morire, un baccarat di pessima fattura con intarsiati scene di caccia alla volpe, di pessimo gusto.
Un “oooohh” di stupore si levò dalla folla stupefatta, ed un “oh” di fastidio si levò ancora dalle ultime file : Franco era ancora li a palpeggiare culi.
Zio si inumidì un dito, non sto ora a dirvi come, e passandolo sul bordo del bicchiere produsse un suono di un ottava sotto del “Do” di petto della Tosca. Il pubblico andò letteralmente in visibilio, e lo spettacolo vero non era nemmeno iniziato.
Dopo lo stupore generale, gli applausi le scene di isterismo collettivo, e due o tre svenimenti per mancanza di zuccheri, si sa, tra gente anziana di queste carenze possono accadere, mio Zio diede finalmente inizio al suo fantasmagorico numero. Ecco, state tutti zitti, chi ha una sedia sotto mano la prenda e ci si accomodi sopra. Se tra voi c’è chi, come me, soffre di emorroidi al quarto stadio, si prenda anche uno di quei cuscini comodi comodi, ma statevi zitti, lo spettacolo sta per iniziare. Il “Bicchiere di Cristallo” è già sul tavolino e mio Zio ha appena cacciato un pacchetto nuovo nuovo di fazzoletti di carta.
Buon divertimento.

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Sono uno scrittore non famoso
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