Buon Natale

Quest’anno il mio Natale sarà molto diverso da tutti quelli che mi hanno condotto fino a qui. Non farò cenoni e non parteciperò ad estenuanti scambi di inutili regali, ma poi, anche se fossero stati utili, è proprio il concetto dello scambio che non riesce ad entrarmi in testa.
E’ stato l’anno scorso che ho avuto la definitiva visione che la fine della mia esistenza era finalmente arrivata.
Mi trovato lobotomizzato ad una cena mista tra parenti, amici di parenti e parenti di apparenti amici. Ero nel mio avamposto da canonico cenone natalizio : piatto, bicchiere e posate di una scadente plastica rossa ricca di cancerogeno PVC e un tovagliolo carta modello finta stoffa : il kit perfetto per poter apprezzare le raffinatezze gourmet della cena preparata dalla povera nonna.
Ogni anno sempre la stessa sbobba : pasta fredda, fritto freddo ed un po’ colloso, pesce cotto al forno ma servito sempre e rigorosamente freddo. Di volta in volta si aveva un avvicendamento dei partecipanti all’evento annuale, qualche volta un anziano o due non riuscivano a ripresentarsi per l’appuntamento successivo. Purtroppo, capita.
Io ho smesso di presentarmi li di mia volontà : gli ho detto che ero morto. Ho mandato io stesso un telegramma alla mia famiglia con su scritto :
.. ..
Scusatemi, quest’anno non potrò partecipare alla cena di Natale. STOP….
Sono morto STOP…..
Lo ero già da tempo, ma ne ho preso coscienza da poco STOP….
La mia attuale condizione di mortosità mi impedisce di presenziare alla vostra annuale ricorrenza. STOP….
Vogliate apprezzare STOP….
Non fiori ma opere di bene. STOP….
.. ..
Con molto piacere tutti hanno accettato la mia morte con insperato entusiasmo e distacco. Nella mia condizione di morto di Natale io ci stavo veramente bene e mi stavo calando nella parte. Non mangiavo più, tanto ero morto, non uscivo più di casa, tanto ero morto, non ricevevo gli amici né le telefonate; chi volete voglia parlare con un morto. A Natale poi!
Già la gente i morti li schifa tutto l’anno perché sono antiestetici, e dopo un po’ tendono anche a puzzare. Nel periodo di Natale poi, se non emani un fragrante aroma di zenzero o sandalo o patchouli, ma un nauseante afrore di carne in decomposizione, beh, cosa vuoi pretendere che ti stringano anche la mano dicendoti :
“Ma che bell’aroma che ha lei! Le posso prendere un lembo di carne putrefatta per aggiungerla al mio arrosto per il cenone di Natale?”
Beh la gente è strana si sa, ma non fino a questo punto.
Nella mia nuova condizione di Morto di Natale, ogni tanto però, mi diverte sovvertire le mie stesse regole ed uscire un po’ in mezzo alle persone normali, quelle non ancora morte. Osservo i loro comportamenti, soprattutto in questo periodo sono frenetici e tanto più iracondi che in un qualsiasi altro periodo dell’anno.
Sarà il freddo, ho pensato, che gli blocca le sinapsi e non fa arrivare al cervello le giuste informazioni motorie-comportamentali. Ieri, una signora quasi picchiava una vecchina perché alla fila del supermercato le era passata avanti per pagare il pane.
“Meno male che non devo fare più la spesa, tanto sono morto” ho pensato.
Evito il rischio di una colluttazione tra insaccati e preservativi formato famiglia scontati alla cassa. Fuggo terrorizzato da quella scena atroce di violenza tra senili, e salto su un pullman che, non so, mi trasporterà da una parte all’altra della città. Complice la mia condizione di morto puzzante, trovo posto in fondo al bus, attaccato alla parete attaccata al motore della vettura. Praticamente mi ustiono la schiena. Sull’autobus ormai pieno, le persone non possono fare a meno di starmi vicino, anche se capisco che non è quello che più desiderano al mondo. Però è quasi Natale e loro tutti sono quasi più buoni. Infatti, non se la prendono con me che sono un Morto di Natale, ma con un ragazzo che alla domanda “Scendi alla prossima?” non risponde subito perché sta ascoltando la musica con le cuffiette e non può sentire. Ma subito una cara signora, ben vestita, ben pettinata, con i suoi guanti in finta pelle, la pelliccia in finto pellicciotto, e la sciarpa di astrakan vede bene di strattonare con ferocia il ragazzo, dargli uno schiaffo in testa, cavargli le cuffiette dalle orecchie ed urlargli con quanto fiato ha in gola “Maleducato!!! Si risponde con cortesia quando ti fanno una domanda!!” e dargli poi uno spintone per farlo scendere appena le porte a tagliola dell’autobus si aprono alla fermata.
E’ vero, siamo tutti più buoni, molto più buoni. Si sta avvicinando il Natale, puntuale come le tasse, impietoso come il verdetto dell’oncologo, ferale come la zampata di una tigre, flagellante come uno tsunami al ventisei dicembre, divertente come un intercettazione telefonica, sconquassante come un terremoto alle quattro di mattina che ti coglie mentre stai dormendo o sei al cesso o magari scopando una che hai rimorchiato quella sera in un pub, o semplicemente una puttana. Sta poi a te decidere, se c’è, l’eventuale differenza. Tanto eravate ubriachi entrambi, pensa, forse le hai anche vomitato addosso tanto lo scuotimento o soltato la fottuta paura che si è aggrappata alle pareti del tuo stomaco, almeno quelle hanno retto.
Beh, il Natale è tutto questo ed anche più, è lo scarto dei regali, ed è lo scarto in generale.
Il mio scarto nei confronti della mia famiglia, della quale mi sono liberato. Lo scarto delle tavole che andrà, forse al gatto o al cane. Lo scarto mio nei confronti tuoi, e lo scarto di quelli che hanno scartato rispetto a quelli che non scarteranno nient’altro che se stessi.

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