La neve a Roma, quest’anno non si scioglie.

Era arrivata la neve anche a Roma quell’anno.
Io ero in cucina, a lavare le tazze della colazione. Dal lavandino, poco sotto il bordo  dello sportello del pensile, riuscivo a vedere la sagoma dei palazzi che avevo alla mia sinistra.
Era  appena uscita di casa, io mi ero alzato da poco. Avevo sentito quando si era alzata, la sveglia aveva suonato solo due volte sul suo comodino. Poi il letto ha perso peso, l’acqua in bagno ha iniziato a scorrere, e l’aria si è fatta piena di caffè. La sentivo camminare in camera, aprire i suoi cassetti per scegliere come vestirsi quel giorno. Una scarpa, poi l’altra, poi la porta che si chiude con sordo rumore metallico ancora ben oliato. Allora mi sono alzato. Indossavo ancora i pantaloni del pigiama. Uno dei suoi gatti attorcigliava la coda al mio polpaccio, come un ennesima disperata richiesta di cibo. Sollevai appena il piede da terra per dargli un calcio ed allontanarlo.
In casa c’era solo silenzio e fuori il rumore della pioggia. Una volta messe a scolare le due tazze e i due cucchiai che avevamo usato, il sonno era passato. Andavo a letto tardi ogni notte, solitamente mi infilavo sotto le coperte quando lei già dormiva da tempo.
Eppure ancora un pò l’amavo.
Accendo la televisione lasciandola muta, come il resto della casa. In casa il silenzio, fuori,
il rumore della pioggia. Appena sdraiato sul divano, i gatti si sono avvicinati mettendosi a dormire su di me. Uno si era sdraiato in mezzo ai miei piedi, l’altro sul petto. E’ una sensazione strana avere due gatti addosso, ti senti come parzialmente mummificato. Assumi una posizione innaturale, e sai che non puoi muoverti o li farai scappare entrambi, dovendo rinunciare a quel tepore che i loro corpi ti danno. E’ inverno, fuori piove e c’è rumore, dentro solo silenzio e freddo. In tv dei vecchi si accapigliano per non so cosa. Cambio canale, e trovo le televendite dedicate alle massaie, una che legge le carte, repliche di vecchie trasmissioni, o vecchi film western.
Eppure una volta l’amavo. Amavo stare con lei, fare tardi insieme a lei, perdermi nei suoi discorsi assurdi, nei mille colori che avevano cambiato i suoi capelli, nei suoi chili persi e poi ritrovati, nelle scarpe alte e i tacchi rotti. Amavo tutto questo e anche di più. Adesso sto da solo in una casa che non è mia, e nemmeno ancora sua con due gatti che mi dormono addosso e nel petto il peso di un macigno.
Mentre provo a riaddormentarmi, mi chiama per dirmi che è arrivata a lavoro, di coprire le sue piantine perchè sta piovendo e si potrebbero rovinare, e mi ricorda che nel frigo c’è la cena della sera prima. Se la scaldo posso mangiarla a pranzo.
Io non ascolto tutte le sue parole, sento il rumore della pioggia che mi arriva sotto il suono della sua voce. La sua pioggia fa eco con la mia pioggia. In un attimo di pausa, che dura tutto un suo respiro, ho potuto sentire nettamente gli scrosci sincroni delle nostre finestre.
“Si, va bene per tutto” le dico.
“Ci vediamo stasera, si, si” le rispondo. Eppure una volta, l’amavo. La pioggia, il rumore, l’eco. Le sue parole, i miei silenzi. Le sue domande, le mie non risposte. Chiudo gli occhi e all’improvviso mi addormento. La lingua ruvida di uno dei suoi gatti, mi pizzica il naso svegliandomi. Socchiudo gli occhi, nell’istante in cui li apro, mi rendo conto che adesso il silenzio è anche fuori : sta nevicando. Fiocchi grossi come tovaglioli scendono con velocità tremenda. Scatto dal divano facendo saltare i gatti, e mi precipito alla finestra.
Mi arriva un suo messaggio “Vieni a prendermi alla stazione, sta nevicando. Le chiavi della macchina sono nel mio comodino”. Non le rispondo, significa che sarò alla stazione a prenderla perchè sta nevicando. Lascio il telefono sul davanzale, faccio due, tre passi indietro per avere una visione più ampia di quello che stava succedendo : la strada, i palazzi, i balconi, i terrazzi, i giardini, adesso sono tutti completamente bianchi. Non succedeva da almeno trenta anni. Il telefono vibra nuovamente, mi arriva un messaggio di Lei “Nevica a Roma!!! …Pupazzi di neve?”.
Guardo il telefono, mi scappa un sorriso, in quel momento capisco due cose ed esprimo un solo desiderio : la neve a Roma, quest’anno non si scioglie.

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