E’ pronto il caffè.

Ho conosciuto Juana una mattina alla fermata del bus. Io ero in ritardo. Anche lei, a modo suo. Ero incazzato perché un’altra assenza al lavoro avrebbe provocato il mio licenziamento senza alcuna attenuante. Lei si accorse della mia preoccupazione avvicinandosi a me.
“Tu che fai per vivere?” le chiesi fissando l’orologio della fermata.
“Batto” rispose con la stessa naturalezza con la quale un bambino ti dice quanti anni ha. Rimasi ancora un paio di minuti ad aspettare il bus, poi Juana mi portò via con se. Arrivammo a casa sua. Una camera e cucina con balconcino vista cortile interno. Era lercio, pieno di sacchi della spazzatura, materassi sventrati, cacche di cane ed un vecchio su una sedia di formica a leggere il giornale.
“Se vuoi un caffè, trovi tutto in cucina. Vado a farmi una doccia.” Rovistai nella credenza trovando dei test di gravidanza scaduti e mai usati, buoni sconto del supermercato, foto della sua famiglia e qualche lettera della madre. Ne presi una a caso.
Sbirciare nelle vite degli altri, fa sembrare meno insulsa la mia.

Ciao cara, come va la vita li in città? Il lavoro nel tuo ufficio procede bene? Mi fa piacere ricevere i tuoi soldi di tanto in tanto. Sicura che a te bastano per vivere? Comunque ho finalmente comprato quella bicicletta per tuo fratello. Ti salutiamo tutti e speriamo di poterti rivedere presto.

 “Ti fai sempre i cazzi degli altri vero?” era uscita dal bagno. Mi fissava con l’accappatoio aperto e l’asciugamano in testa. Vista senza trucco e senza tacchi, era diventata improvvisamente una come tante. “Si, quando non trovo il caffè mi girano. Perché, problemi?” gettai in terra le sue poche cose. Mi aveva preso alla sprovvista e non volevo mostrarmi vulnerabile.
“Fa come vuoi. Il caffè sta proprio là, davanti a te. Fallo, lo voglio anche io”.
Sparì dandomi le spalle per andare in camera sua seminando lungo la strada l’accappatoio e il resto. Misi la caffettiera sul fuoco e la raggiunsi.  Era sul letto. Nuda, nera e distesa. Con le cosce oscenamente aperte.
“Ti piace tanto guardare nelle cose degli altri?” non risposi. Ero in piedi davanti a lei.
“Non preferisci fare?” non era nemmeno bella. Le cosce grasse, la pancia molle e le tette che le cedevano sul fianco. Il mio uccello si ritrasse tra le pieghe dei vestiti.Una volta ho scopato con una donna grassa. Aveva una bella bocca, mani stupende ed un viso da favola. Ma scompariva tutto dietro al suo grosso culo bianco.
“E’ pronto il caffè” chiusi la porta e non la vidi più.

 

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Sono uno scrittore non famoso
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