Brainstorming

Tutti dicono gay, ma tu pensi “Ricchione”!.

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pensieri

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Spesso non siamo consci di quello che facciamo, o di quello che ci sta accadendo, ce ne accorgiamo solo dopo, quando ci giriamo di scatto.

 

 

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Il mattino a loro imbocca

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Aveva fatto tutti i compiti per casa che le aveva assegnato quello strano professore al quale la madre l’aveva affidata.
Doveva scrivere dieci frasi di senso incompiuto, che avrebbe dovuto portare alla lezione successiva.
“Se non riesci a maneggiare l’insensato, come pretendi di dare un senso al senso?” le aveva detto lui salutandola con una pacca sulla spalla destra.
Lei a quelle lezioni non ci voleva andare. La casa di quel tizio era molto, troppo lontana dalla sua, e poi puzzava di vecchio, rancido e sudore. L’appartamento era al quarto piano, privo di ascensore. Ogni volta che entrava in quel portone, le saliva l’ansia dalle cosce. Seduta sulle scale trovava sempre una vecchia mezza sorda, che le chiedeva  se fuori pioveva o c’era il sole. Come se avesse dovuto andare chissà dove. Apparentemente le gambe se le era rotte cadendo da quelle stesse scale proprio durante una giornata di sole. Ecco perché era felice solo se le diceva che fuori pioveva. Il professore poi, non era nemmeno tanto vecchio, avrà avuto al massimo quarant’anni, ma il suo animo si era spento prima di lui. Una storia di debiti finita male. Un pò le donne, e un pò il gioco. Le aveva detto sua madre. Prima che lui diventasse il suo professore, gliene aveva parlato con toni entusiasti, tanto da farle sorgere più di un dubbio sull’origine della loro conoscenza, ma non le chiese mai nulla.
“Poche lezioni, ti serviranno solo poche lezioni” le disse più di un anno fa.
Poi sono successe tante cose che di fatto avevano cambiato diversi piani, passati e futuri. Lei vedeva sparire i suoi anni felici come fossero bolle di sapone. La madre, si consumava appresso ad un uomo che non l’amava, e che non era suo padre. Quello che le rimaneva, ma che al tempo stesso odiava, erano quelle lezioni a casa di quello strampalato professore.
“Scrivi frasi senza senso, vedrai, le cose cambieranno prima o poi”
Lei non sapeva perché, però scriveva.
– Fin che la barca va, il piatto piange.
– Da che mondo è mondo, il mappamondo.
– Se non ci credi, apri il frigo e bevi.
– La mamma salta e il bambino muore..
– Sparisci anche tu, il buio non c’è più.
– La luna, il sole e le stelle, sono peggio delle sorelle.
– Domani mattina, la gatta si avvicina.
– Una vecchia muore anche se sorge il sole.
– Da qui a li, cambi pure tu.
– Quando l’ora scocca, il mattino a loro, imbocca

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E se questa sera andassi al cinema?

Sul bus che mi porta al lavoro, inizio a leggere, come faccio ogni mattina. Leggo sempre lo steso libro, è l’unico che ho. Lo finisco ogni settimana, ed ogni settimana lo inizio nuovamente.
Viaggio sempre da solo, non mi piace la compagnia, non mi piace dover per forza trovare delle parole da usare per riempire lunghi silenzi.
Allora viaggio da solo. Del libro che leggo mi piace molto la copertina che lo avvolge, anche per questo motivo non me ne voglio separare.
La gente non sa che leggo sempre lo stesso libro. Ogni giorno le persone che incontro non sono mai le stesse. Ogni giorno è sempre nuovo, solo io riconosco i vari segni sulle pagine e il momento in cui li ho creati.
Qualche volta capita che non ho voglia di leggere, allora mi addormento con la testa appoggiata sul vetro. Tengo il libro chiuso sulle gambe, metto un dito
tra le pagine per mantenere il segno.
Quando mi addormento così però, non sto mai tranquillo. Ho paura che il libro mi scivoli, o peggio, che me lo rubino. Allora mi sveglio,  come è successo poco fa quando si sono seduti due ragazzi dietro di me. Li ascoltavo facendo finta di dormire. Ad un certo punto uno dei due dice “E se questa sera andassi al cinema?”

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Il mattino il mattino.

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La mattina puzza di gente sfatta e odore rancido di una sigaretta fumata di fretta.

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Watch “Foo Fighters live at iTunes Festival – Skin and Bones (Dave freaks out) 1080p” on YouTube

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Il Collezionista.

Era una stupida giornata, stupida come ce ne sono tante. Un sole strano bagnava Londra arrivando dappertutto, perfino nel posto nascosto che mi ero scelto sul bus. Poi c’era quel profumo strano nell’aria, un profumo che mi ricorda la primavera. Stetti al gioco ed iniziai a collezionare cose che mi ricordavano lei : in un barattolo imprigionai allora il suo profumo, in un altro ci misi i suoi baci e il ricordo delle sue morbide labbra. Poi trovai una scatola e ci sputai dentro per conservare il suo sapore. Sulla strada trovai e misi in tasca altri pezzi di lei, foglie di sambuco, il naso umido di un cane e la coda di un gatto. Presi al volo tanti sguardi, alcuni erano tristi, altri freschi ed accesi come luci di Natale. In un piccolo cartone misi i suoi passi, tre dei suoi per uno dei miei. Trovai poi un ampolla, e avvicinandomi ad una pozzanghera d’acqua piovana raccolsi qualche goccia delle sue lacrime per versarle sulla mia pelle quando ne avrei sentito la mancanza.

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